,L’acqua minerale naturale in Italia può essere venduta come tale solo se risponde ai criteri stabiliti dal D.Lgs 176 08/10/2011. Tale decreto recita:

«Sono considerate acque minerali naturali le acque che, avendo origine da una falda o giacimento sotterraneo, provengono da una o più sorgenti naturali o perforate e che hanno caratteristiche igieniche particolari e, eventualmente, proprietà favorevoli alla salute».

Le specifiche “favorevoli alla salute” e “igieniche” invece non vengono applicate alle acque potabili.

Per acque potabili vengono definite quelle che avendo subito un processo di potabilizzazione (purificazione), permettono la sopravvivenza degli esseri viventi. Alcuni esempi di potabilizzazione dell’acqua sono:

  • aggiunta di cloro;
  • aggiunta di disinfettanti;
  • introduzione di calcio per l’innalzamento del PH per la salvaguardia dei tubi idrici;

E’ chiaro che sebbene l’acqua che arriva nei nostri rubinetti di casa spesso è definita “potabile” in realtà non possiede quasi mai principi e sostanze salutari e/o igieniche. Ne deriva che l’uso alimentare del prezioso liquido è spesso di tipo minerale/naturale.

In un nostro precedente articolo è possibile visionare un documento (infografica) Istat proprio in merito alle statistiche del consumo dell’acqua nelle case degli Italiani.

Classificazione dell’acqua minerale naturale

Le acque minerali naturali in commercio in Italia vengono suddivise in 4 categorie principali, vediamo quali sono (fonte wikipedia):

  • minimamente mineralizzate: il residuo fisso a 180 °C è inferiore a 50 mg/l.
  • oligominerali (o leggermente mineralizzate): il residuo fisso è compreso tra 50 e 500 mg/l.
  • minerali: il residuo fisso è compreso tra 500 e 1500 mg/l[8].
  • ricche di sali minerali: il residuo fisso è superiore a 1500 mg/l[8].

Inoltre è bene sapere che, a seconda della predominanza di un minerale specifico disciolto nell’acqua, la stessa viene categorizzata ulteriormente. Ecco come:

  • contenente bicarbonato, se il bicarbonato è superiore a 600 mg/l;
  • solfata, se i solfati sono superiori a 200 mg/l;
  • clorurata, se il cloruro è superiore a 200 mg/l;
  • calcica, se il calcio è superiore a 150 mg/l;
  • magnesiaca, se il magnesio è superiore a 50 mg/l;
  • fluorata, se il fluoro è superiore a 1 mg/l;
  • ferruginosa, se il ferro bivalente è superiore a 1 mg/l;
  • acidula, se l’anidride carbonica libera è superiore a 250 mg/l;
  • sodica, se il sodio è superiore a 200 mg/l;
  • indicata per le diete povere di sodio, se il sodio è inferiore a 20 mg/l;